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La
storia del vino è la storia stessa dell'umanità....
"Ora Noé, coltivatore della terra, cominciò a piantare
una vigna. Avendo bevuto il vino, si ubriacò e giacque
scoperto all'interno della tenda", come testimonia questo
passo dell'antico Testamento, le tecniche enologiche
erano ben conosciute già in epoca prediluviana
La vite, pianta semplice e robusta, ha accompagnato
la storia dell'umanità da sempre, già gli Egizi ne coltivavano
sulle fertili sponde del Nilo considerandola simbolo
di vita e di forza. Con la cura e la precisione che
li distingueva, tenevano registrazioni accurate di tutte
le fasi del processo produttivo, dal lavoro in vigna
alla conservazione.
I Greci nel 1400 a.C. bevevano vino, ma in Mesopotamia
il consumo di questa preziosa bevanda pare si possa
addirittura far risalire al 2350 a.C. I poemi omerici
testimoniano ampiamente la presenza e l'importanza del
vino: a Polifemo, ad esempio, viene propinato puro un
vino che secondo le usanze dell'epoca veniva diluito
con 16 parti di acqua! A quel tempo il vino si diffuse
proprio in terre come l'Italia, la Francia e la Spagna
che ne sarebbero diventate la patria. La viticoltura
in Italia trova le sue origini in Sicilia, portata dai
colonizzatori Egeo-Micenei, da lì si estese verso nord,
incontrando negli Etruschi dei grandi estimatori.
All'epoca dell'Impero Romano la viticoltura
si diffuse enormemente, raggiungendo l'Europa settentrionale.
Le tecniche vitivinicole conobbero in quei secoli notevole
sviluppo: a differenza dei Greci, che conservavano il
vino in anfore di terracotta, i Romani cominciarono
a usare barili in legno e bottiglie di vetro, introducendo,
o quantomeno enfatizzando, il concetto di "annata" e
"invecchiamento". |
Fu
a partire dal secondo secolo che si cominciò a dare
importanza alla coltivazione della vite in Borgogna,
nella Loira e nella Champagne.La caduta dell'Impero
Romano segnò il passaggio della viticoltura alla Chiesa,
che tradizionalmente usava il vino come simbolo religioso
fondamentale per la celebrazione della Messa. Il vino,
ma soprattutto il buon vino, era ancor più sinonimo
di ricchezza e prestigio e l'eccellere nella produzione
di qualità divenne per alcuni ordini ecclesiastici quasi
una ragione di vita.
I Benedettini, diffusi in tutta Europa, erano
famosi per il loro vino e per il consumo non proprio
moderato che ne facevano. Con l'ordine dei Cistercensi,
fu dato ulteriore impulso al tentativo di produrre vini
di alta qualità specialmente in Borgogna, obiettivo
alimentato anche dalla forte competizione tra le abbazie.
L'arrivo della cioccolata dall'America, del tè dalla
Cina, del caffè dall'Arabia e la diffusione di birra
e distillati nel XVII secolo, rese la vita
difficile al vino, che perse il primato di unica bevanda
sicura e conservabile. Questo ha spinto i produttori
a cercare la migliore qualità per competere con i nuovi
arrivati.
Nella Champagne si cominciò a parlare di un monaco benedettino,
Dom Perignon, famoso per il suo perfezionismo
quasi maniacale e per il suo straordinario vino. L'obiettivo
di Dom Perignon era quello di ottenere un vino perfettamente
fermo, ma i suoi sforzi erano resi vani da un clima
e da un terreno che facevano inesorabilmente rifermentare
il vino nelle bottiglie rendendolo spumeggiante
Il XIX secolo ha vissuto la massima euforia
vitivinicola. L'economia nazionale di molti paesi si
basava sulla produzione di vino. Ma prima della fine
del secolo, doveva abbattersi il grande flagello della
filossera, un parassita che colpisce le radici
della vite europea. Quasi tutti i vigneti d'Europa andarono
distrutti o furono gravemente danneggiati. La soluzione
, non certo indolore, fu quella di ripartire da zero
innestando la vite europea sulla radice americana immune
alla filossera. |
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