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Il paesaggio
ed il clima favorevole dell'Umbria facilitano la coltura
della vite. I terreni argillosi, ricchi di acqua con
un clima dolce permettono di ottenere vini di alta qualità
fin dall'antichità. La grande varietà di gusti e di
tipologie dei vini prodotti in Umbria porta ad una forte
diversificazione della produzione. Si contano infatti
ben nove vini DOC e due DOCG
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Orvieto: Già gli Etruschi, producevano un'ottima
qualità di vino, facendo fermentare l'uva in grotte
di tufo. Oggi l'Orvieto è conosciuto in tutto il mondo
per il suo bianco secco, e per il bianco dolce.
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I vitigni
La conservazione
Vinificazione
La degustazione
L'abbinamento
Storia del Vino
Significato della
sigla dei Vini
Schede Vini dell'Umbria |
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Torgiano: Sebbene questo vino sia di più recente
produzione, esprime una grande varietà di vitigni specializzati
in rossi riserva, rosati, bianchi e spumanti.
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Montefalco: Questo prodotto, era già conosciuto
ai tempi di Plinio il Vecchio, con il nome di "Itriola",
sostituito poi, col passare degli anni, dal "Sagrantino".
Di questo rosso conosciamo due qualità: il secco e il
passito.
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Assisi: Anche questa zona (Assisi, Perugia e Spello)
è favorevole alla produzione di vini rossi, rosati e
bianchi. Conosciuti sono anche il Grechetto e il Novello.
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Trasimeno:
La coltura della vite
qui ha origini antichissime, grazie al clima lacustre
e ai pendii collinari, che favoriscono l'esposizione
della vite, ai raggi solari. Ottimi sono i rossi e i
bianchi.
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Colli Perugini: In quest'area sono state scoperte
testimonianze di viticoltura da parte degli Etruschi
e dei Romani. La zona, si estende poi, a sud di Perugia
verso la riva destra del fiume Tevere |
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I Principali Vini dell'Umbria:
Bianco
dei Colli Amerini Doc, Colli Amerini Malvasia Doc,
Colli Amerini rosso superiore Doc, Colli Perugini
rosso Doc, Lago di Corbara, Orvieto Doc, Colli
Altotiberini bianco Doc, Colli Altotiberini Doc,
Colli del Trasimeno Rosso Doc, Colli Martani
Grechetto Doc, Colli Perugini Bianco Doc, Montefalco
Sagrantino Docg, Torgiano Bianco doc, Torgiano
Chardonnay Doc, Torgiano Pinot grigio Doc, Torgiano
Rosso Riserva Doc, Torgiano Rosso Riserva Docg,
Bianco di Pitigliano Doc, Morellino di Scansano Doc,
Parrina Bianco Doc, Parrina rosso Doc, Brezza Bianco
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Storia e Curiosità del
Vino
La
vite è senza dubbio una delle piante che per prime comparvero
sulla terra. Reperti fossili rinvenuti in molti paesi
europei, confermano la sua esistenza già 50 milioni
di anni fa. Con il periodo della glaciazione, però,
queste piante scomparvero quasi del tutto dal continente
europeo e riuscirono a sopravvivere nelle zone pedemontane
a sud delle Alpi, nelle isole mediterranee, in Medio
Oriente, nel Caucaso e in Iran. La vite più antica apparsa
sulla terra fu la cosiddetta “vitis silvestris” o selvatica,
successivamente, invece, apparve la “vitis vinifera
sativa”, coltivabile dall’uomo e dai cui frutti deriva
il vino. Molti indicano la Mesopotamia quale culla in
cui per la prima volta vide la luce il vino, prodotto
dai semiti. Grazie alla loro, più tardi la coltura della
vite si diffuse a sud del Mar Caspio, in Siria, in Asia
Minore e in Grecia. Un’espansione alla quale concorsero
i Fenici con i loro scambi commerciali e più tardi gli
stessi Greci, che portarono la vite in Francia intorno
al 600 a.C. e in Italia, anche se secondo altri studiosi
la viticoltura sarebbe stata introdotta nella penisola
italica dagli Etruschi, popolazione proveniente proprio
dall’Asia Minore. I Romani, dal canto loro, furono gli
inventori dell’innesto, e contribuirono a diffondere
la vite e il vino oltre i loro confini originari - portandoli
addirittura in Danimarca e Scandinavia - e poi nel mondo
bizantino. Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia,
per la prima volta stila una classifica dei cru e individua
80 zone di elezione e 185 tipologie di vino. Già da
vino è divenuto un tema letterario: nella letteratura
latina sono frequenti i temi bacchici ed è Orazio che
nel I secolo a.C. disegna la prima figura di ubriacone,
simbolo della nuova tipologia di consumatore indotra
dall’allargamento dei consumi.
Che
durante l’Impero toccarono a Roma 200 litri annui pro
capite. Con le invasioni barbariche la viticoltura riuscì
a sopravvivere solo in quelle vallate e campagne non
toccate dalle guerre, grazie soprattutto all’opera degli
ordini monastici, Benedettini e Cluniacensi, che trascrissero
e divulgarono le opere agrarie e assicurarono il vino
al culto cristiano e alle loro necessità di consumo.
Nel MedioEvo l’affermarsi dei Comuni e delle Repubbliche
Marinare riattiva molti commerci tra i quali quello
del vino. Un commercio esercitato soprattutto dalla
repubblica di Venezia nel cui porto, intorno alla fine
del 1300 venivano sbarcate dalle 4mila alle 5mila botti
all’anno di vini greci e del medio oriente. Col passare
dei secoli la coltura e l’uso del vino si diffusero
sempre più: nel Settecento vengono scritti trattati
e nascono accademie di agricoltura e scuole di tecnica
agraria. Ovunque si incrementò la coltivazione di vitigni
di pregio, soprattutto per migliorare la qualità di
vino da esportare. Mentre i progressi della chimica
e della scienza in genere favorirono gli enologi, interessati
soprattutto al processo di fermentazione dei mosti.
Nella seconda metà del XIX secolo, la viticoltura subì
una radicale trasformazione a causa soprattutto dei
malattie che si abbatterono sui vigneti europei: l’Oidio
nel 1850, la Peronospora e la Fillossera nel 1870. Quest’ultima
colpisce soprattutto i vitigni francesi ed è grazie
all’opera del professor Planchon di Montpellier che
la situazione si risolve: quest’ultimo individua le
origini americane della fillossera e scopre che le viti
americane hanno sviluppato una particolare resistenza
al parassita. Da qui nasce la tecnica di innesto delle
viti europee su piede americano che risulta decisiva
per debellare il flagello. Da quel momento, però, al
geografia del vigneto europeo cambia completamente:
nelle zone meno vocate la viticoltura scompare, mentre
il resto degli impianti è completamente rinnovato, modificando
completamente di conseguenza il gusto del vino prodotto
che ritroviamo poi oggi. |
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